Logica strategica

Talvolta i bambini ci sconcertano, il loro pensiero è genuino, non ha ancora i caratteri della logica ordinaria che spinge a cercare cause sulla base di rigidi concetti mentali: vero o falso, principio di non contraddizione, categorie, coerenza interna… Quante volte dichiariamo con assoluta sicurezza: “Se A è A , allora non può essere B”. Ciò vale per la scienza ma non per i comportamenti umani. Di fronte ad un problema, abbiamo automaticamente la tendenza a cercarne la spiegazione piuttosto che la soluzione e spesso ci intrappoliamo. Le nostre emozioni e sensazioni, la sofferenza come la gioia, rispondono davvero a questa logica di cui, da Aristotele in poi, siamo impregnati? O più frequentemente sono paradossali? Per un essere umano la contraddizione è una regola non un’eccezione, come diceva G. Bateson.  Ecco perché il modello strategico mi ha entusiasmata: sicuramente per il suo rigore,  la sua efficacia,  la sua forza persuasoria, la profondità di Paul Watzlawick e la genialità di Giorgio  Nardone ma soprattutto perché mette in discussione la logica ordinaria che sottende e muove i pensieri e le azioni dell’uomo. La logica altro non è che l’ossatura del pensiero e, come tale, ci permette di interpretare la realtà. Allora, mettendola in discussione, si possono aprire nuovi scenari? Questo è ciò che fa lo strategico, aiuta ad individuare nuove e diverse prospettive e poi, avvalendosi di una logica circolare che parte dal problema, dal presente e si orienta verso il futuro, individua strategie di soluzione avvalendosi degli stratagemmi propri della logica paradossale.  Si libera la creatività e l’ingegno e si diventa capaci, ricordando un celebre testo di Nardone, “di solcare il mare all’insaputa del cielo”.